
Benvenuta e benvenuto
5 Giugno 2026I percorsi
Di errori, parole e di riflessioni quando spengo le luci dello studio.
Benvenuta e benvenuto!
Sono una mediatrice familiare, ma questo definisce semplicemente la mia professione, niente di più.
Lavoro ogni giorno immersa nei conflitti e nella ricerca di una comunicazione che funzioni. Quando mi ritrovo a gestire un conflitto tra due persone, ho bisogno di posizionarmi in una prospettiva neutra. E, lasciatemelo dire: senza gli strumenti giusti, è una delle cose più complicate da fare, perché siamo fatti di esperienze che inevitabilmente ci hanno “plasmati” e ci portano a difendere le nostre verità a tutti i costi.
Per questo, quando entro in stanza con una coppia, cerco sempre di partire da quello che chiamo “il punto zero”. Mi spoglio di tutto: immagino di non essere né maschio né femmina, di non avere un’età, una storia, una nazionalità, un colore della pelle, di non essere né povera né ricca, di non avere alcun ruolo. Ed è proprio spogliata di tutte le mie ideologie che riesco a non essere “di parte” e ad aprire la porta di quella stanza imparziale in cui far entrare, con me, anche le persone in conflitto. Questo è il mindset che mi sono costruita nel tempo.
Ma oggi voglio dirti 3 cose di me che possono aiutarti a guardare la tua relazione con occhi diversi.
1) Amo le parole. Sono ammaliata dal loro potere. Se ci pensate, hanno un potenziale inaudito: seducono, annichiliscono, persuadono, consolano, irritano, terrorizzano, curano, confortano e fanno molte altre cose. Quanto ci hanno insegnato ad usarle, al di là di sintassi e grammatica? Quanto sappiamo usarle in modo sofisticato, e non solo per ferire?
Credo esista una vera e propria ecologia della comunicazione: così come non vado in giro a buttare cartacce per strada, non posso neanche rovesciare addosso alla persona che ho accanto “immondizia”. Ogni volta che scegliamo una parola piuttosto che un’altra, siamo responsabili del destino della nostra giornata e, a lungo termine, anche della nostra relazione. Una parola non solo denota (descrive un fatto oggettivo), ma connota (ci attacca dietro un’emozione, un giudizio, un pezzo di noi).
Facciamo qualche esempio, di quelli che sento ogni giorno nel mio studio:
- Se dici: “Sei in ritardo” stai descrivendo un fatto. Se dici: “Non ti importa di me!” stai lanciando un’accusa, un giudizio sul carattere dell’altro che va ben oltre quei 20 minuti di ritardo. Le frasi possono riferirsi esattamente allo stesso episodio — partner che arriva tardi a un appuntamento — ma la prima frase denota un fatto, la seconda connota.
- Se dici: “Oggi non mi hai aiutata con i bambini” racconti un episodio. Se dici: “Non ti importa nulla di questa famiglia!” stai attaccando l’identità di partner. Di certo non si sentirà invitato a riparare un errore, bensì condannato come persona. Entrambe raccontano la stessa giornata, ma con risvolti ben differenti.
La differenza tra le frasi non è solo di tono: una apre un dialogo, l’altra chiude una porta, una dice “questo comportamento mi ha fatto star male“, l’altra sentenzia “Sei fatto male e non cambierai mai!”.
Quando presi la patente, mi dissero: “Da oggi avrai un’arma in mano, attenzione!”. Trovo che sia un paragone perfetto anche per le parole. Un’auto ti permette di muoverti con comodità, di raggiungere posti, ma se la guidi con distrazione, può diventare strumento di distruzione. Le parole funzionano allo stesso modo. Abbiamo un’arma, e il più delle volte ne siamo inconsapevoli.
E se, invece di “sparare a zero” su partner ad ogni discussione, imparassimo a usare le parole per trasmettere vicinanza anche nel momento del conflitto? Per dire, anche da arrabbiati, una parola che non ferisce? Una parola può essere un proiettile che lascia il segno, oppure una carezza che disinnesca la tensione.
Non si tratta di reprimere la rabbia: è normale essere in disaccordo, è normale arrabbiarsi. Si tratta di scegliere come la portiamo all’altro, quella rabbia. “Mi sento trascurato/a quando succede questo” e “Sei il solito egoista!” nascono dalla stessa emozione, ma una apre al confronto, l’altra costruisce un muro. Ed è anche grazie a un buon uso delle parole che il conflitto può trasformarsi in occasione di crescita per la coppia, anziché nell’ennesimo mattone sulla parete che vi separa. Come scrive Don Miguel Ruiz ne I quattro accordi, “la parola è la magia che gli esseri umani possiedono — e il suo uso scorretto è magia nera, che spesso usiamo senza accorgercene”.
2) Mi sento come la natura. La natura sta per conto suo e fa quel che deve fare: vive, e cerca di far vivere meglio chi la circonda con le proprie caratteristiche. Ed è nella pazienza — quella che solo la natura sa insegnare, come un seme che ha bisogno del suo tempo per radicarsi e fiorire — che si basa un principio cardine del mio modo di lavorare: rispettare i tempi.
Significa sapere che dietro ogni silenzio, ogni litigio che si ripete sempre uguale, ogni distanza che sembra incolmabile, c’è una storia che merita di essere ascoltata prima di essere “risolta”. So che quando si soffre si vorrebbe una soluzione magica e immediata, ma le relazioni ferite hanno bisogno di cura e di un metodo.
È esattamente da questa consapevolezza che nasce RELAZIONE SI-CURA: il mio percorso di affiancamento pensato specificamente per le coppie che stanno attraversando una crisi e non sanno come uscirne. Un porto sicuro in cui approdare per ricevere quegli strumenti concreti che nessuno ci insegna nella vita, per imparare a riparare le relazioni quando si incrinano e tornare a navigare insieme, nella stessa direzione.
3) Ho fatto pace con il fallimento. Ho passato anni ad inseguire il perfezionismo, ho imparato che “fallire la propria vita è un diritto inalienabile”, come diceva Audrey Tautou nel film Il favoloso mondo di Amélie. Chi non vive e non si mette in gioco, non fallisce mai. Ed è fisiologico, se ci pensate. Eppure, quando una relazione va male, spesso imbavagliamo il dolore per non sentirlo, o ci parliamo in modo così spietato da non concederci tregua. Ci diciamo che abbiamo fallito. In realtà, ciò che chiamiamo “fallimento”, spesso, non è nient’altro che un problema che abbiamo deciso di non prendere in mano. Quante volte vedi la tua relazione scivolare via, avverti problemi, eppure non chiedi aiuto per paura, orgoglio o vergogna?
Anche io, molte volte, avrei voluto impacchettare il mio passato con il senso di liberazione tipico dei traslochi. Avrei voluto buttare via i pezzi rotti e tenere solo quello che funzionava. Ed è per questo che, quando spengo le luci dello studio, non riesco a guardare alle difficoltà di una coppia come a un “caso da risolvere”. So quanto pesa una relazione che non funziona. So che dietro ogni litigio o silenzio non c’è un capriccio, ma una ferita che brucia.
Non esistono relazioni perfette, esistono relazioni di cui ci si prende cura.
Questo sono io, dietro al ruolo. E se oggi ti ritrovi in queste parole, spero che conoscermi un po’ più da vicino, ti abbia fatto sentire meno solo/a.
A presto.
Crisi di coppia?
Non è la fine.
È un nuovo inizio.
Mi chiamo Romina Schipano e lavoro con le coppie che stanno affrontando delle difficoltà nella loro relazione.
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